giovedì 30 aprile 2009

Negra Sombra

Cando penso que te fuches,
negra sombra que me asombras,
ó pé dos meus cabezales
tornas facéndome mofa.
Cando maxino que es ida,
no mesmo sol te me amostras,
i eres a estrela que brila,
i eres o vento que zoa.
Si cantan, es ti que cantas,
si choran, es ti que choras,
i es o marmurio do río
i es a noite i es a aurora.
En todo estás e ti es todo,
pra min i en min mesma moras,
nin me dexarás ti nunca,
sombra que sempre me asombras.

Rosalia De Castro (Follas Novas, 1880)

Quando penso che tu sia fuggito, la tua ombra scura mi sorprende e ritorni ai piedi del mio capezzale cogliendomi di sorpresa. Quando immagino che tu te ne sia andato, ti mostri nel sole stesso, sei la stella che brilla, il vento che fischia. Se cantano sei tu che canti, se piangono sei tu che piangi, sei il fremito del fiume, sei la notte e l’aurora.Tu sei in tutto e sei tutto per me. In me dimori. Non lasciarmi mai, ombra che sempre mi sorprendi.

Pubblicato da Giulia alle 13:31 | 0 commenti  
lunedì 20 aprile 2009

Pirandello

L'idealista:-Ma scusate! Se l'uomo può intendere e concepire così l'infinita sua piccolezza che vuol dire? Vuol dire ch'egli intende e concepisce l'infinita grandezza dell'Universo! E come si può dir piccolo,dunque, l'uomo? Voi scherzate! Piccolo? Ma dentro di me dev'esserci per forza, capite? qualcosa di quest'infinito, se no io non lo intenderei, come non lo intende... che so? questa mia scarpa, puta caso, o il mio cappello. Qualcosa che se io affiso... così... gli occhi alle stelle, ecco, s'apre, egregio professore, s'apre e diventa, come niente, plaga di spazio, in cui roteano mondi, dico mondi di cui sento la formidabile grandezza. Ma questa grandezza di chi è? E' mia caro professore! Perché è sentimento mio! E come potete dunque dire che l'uomo è piccolo, se ha in sè tanta grandezza?
L'altro:- Ah, tu così ragioni? Questo prima di tutto, l'ha detto Pascal. Ma va' avanti! va' avanti, perdio! Dimmi ora che significa. Significa che la grandezza dell'uomo, se mai, è solo a patto di sentire la sua infinita piccolezza! Significa che l'uomo è solo grande quando al cospetto dell'infinito si sente e si vede piccolissimo; e che non è mai così piccolo, come quando si sente grande! Questo significa! E che conforto e che consolazione ti può venir da questo?
Pubblicato da Giulia alle 15:59 | 0 commenti  
lunedì 13 aprile 2009

Buona Pasqua!

La risurrezione pertanto non è una teoria, ma una realtà storica rivelata dall’Uomo Gesù Cristo mediante la sua "pasqua", il suo "passaggio", che ha aperto una "nuova via" tra la terra e il Cielo (cfr Eb 10,20). Non è un mito né un sogno, non è una visione né un’utopia, non è una favola, ma un evento unico ed irripetibile: Gesù di Nazaret, figlio di Maria, che al tramonto del Venerdì è stato deposto dalla croce e sepolto, ha lasciato vittorioso la tomba.

Benedetto XVI
Pubblicato da Giulia alle 01:27 | 0 commenti  
mercoledì 11 febbraio 2009

«Deturpata? Era bella, sette giorni fa» (da avvenire, 11.2.08)

«Non è possibile che Beppino abbia detto questo», mormorava ieri a Lecco suor Rosangela, dopo aver letto sul 'Corriere' di una E­luana che pesava 35 chili e il cui vol­to era deturpato dalle piaghe. «For­se si riferiva a questi ultimi giorni, dall’arrivo a Udine, ma come può essere cambiata così?», si chiedeva senza capire... Una settimana sen­za più cure né sollievi e quattro giorni senza cibo né acqua, sospe­si per intero e all’improvviso, sono torture, è vero, ma possono basta­re? «Da qui è andata via che era bel­la - taglia corto la suora - , del resto verranno pur fuori le cartelle clini­che, basterà andare a leggere l’ulti­mo bollettino di Defanti prima del­la partenza da Lecco. È scritta ogni cosa, qui in collaborazione con lui si seguiva un percorso ben preciso e dettagliato, risulterà tutto». E le accuse di Beppino? Alza le spalle lasciando trasparire solo affetto. «È un uomo tutto da capire». Ora che importanza può avere che Eluana avesse un aspetto salubre o malato, che fosse magra o in car­ne? Oggi davvero tutto questo sa­rebbe abissalmente lontano, persi­no grottesco. Se non fosse che quel corpo, anche ora che tace, conti­nua a parlare, eccome se parla. E racconta anni di assistenza perfet­ta a tutti i livelli. O invece altrettanti anni di «violenze subìte», a sentire chi vorrebbe una Eluana scarnifi­cata, «dalla faccia che si era rinsec­chita come il resto del corpo», che « pesava meno di 40 chili » , le cui «braccia e gambe erano rattrappi­te » , con il viso tutto piagato da « quelle lacerazioni che ai vecchi vengono sul sedere o sulla schiena ma a lei anche in faccia»... Questo si leggeva infatti sul 'Corriere del­la Sera' di ieri a firma Marco Ima­risio, questo il papà di Eluana gli ri­feriva « ancora ieri mattina » ( cioè lunedì 9, giorno della morte), of­frendo un quadro raccapricciante dello stato di sua figlia (che lui ha visto per l’ultima volta martedì 3, il giorno dopo l’arrivo a Udine). Bi­sognerebbe solo tacere, adesso, ma simili dichiarazioni disorientano un’opinione pubblica che non sa più dove sta la verità e ha diritto di sapere: perché l’uccisione di Elua­na non è (e non è mai stata) un fat­to privato, e oggi sostenere che fos­se in stato terminale, un lumicino che attendeva solo un soffio per spegnersi, suona come una gravis­sima e fuorviante deriva. L’ennesi­ma. Difficile, peraltro, da sostene­re: non solo lo stesso neurologo Carlo Alberto Defanti ancora l’al- troieri (lunedì 9), non prevedendo il crollo della paziente, insisteva sul­le sue 'ottime' condizioni fisiche («al di là della lesione cerebrale è u­na donna sana, mai una malattia, mai un antibiotico, probabilmente resisterà più a lungo della media»), ma curiosamente lo stesso ' Cor­riere' per due giorni consecutivi ha affidato a un’altra dei suoi inviati a Udine la descrizione dello stato di Eluana, di segno opposto a quella del collega: per altri tre o quattro giorni, scriveva infatti Grazia Ma­ria Mottola sabato 7 febbraio, «il suo volto resterà ancora intatto, le guance piene, gli occhi allungati, le labbra rosa... » , certo, aggiungeva poi, non ha più l’ombretto azzurro sulle palpebre né le pose da mo­della delle foto di vent’anni fa, ma è «pur sempre bella anche oggi, so­prattutto per la pelle, ancora bian­ca e distesa». Solo tra qualche gior­no, diceva dopo aver sentito De­fanti e De Monte, « il viso comin­cerà ad affilarsi, e zigomi e naso spunteranno sempre più pronun­ciati. Ma nessuno permetterà che la sua pelle si raggrinzisca e perda il candore». Ancora lo stesso quoti­diano e la stessa cronista, domeni­ca 8 febbraio, dedica un intero ar­ticolo a descrivere un’Eluana che è ovviamente « l’immagine sbiadita della bruna stupenda» di un tem­po, ma ha gli stessi lineamenti so­lo più delicati ed è ancora bella. La giornalista rivela di averla vista dal vivo nella stanza di Lecco più vol­te, anche a ottobre nel giorno in cui un’emorragia se la stava portando via. Anche in quelle condizioni «la pelle è chiara e distesa, gli occhi profondi che non si fermano mai», ma la bocca «si apre e si chiude boc­cheggiando » per la morte che pare imminente. Invece la crisi passa e pochi giorni dopo «il viso è sempre lo stesso», la vita riprende i suoi rit­mi con « le passeggiate in carroz­zella, la ginnastica tra le mani del­le suore » . E, aggiungiamo noi, di quattro fisioterapisti che tutti i gior­ni si alternavano per tenere tonici i muscoli e sano il fisico. Girata con­tinuamente nel letto antidecubito, Eluana non aveva una piaga e i suoi arti erano sodi grazie alla ginnasti­ca passiva, quella che migliaia di al­tri pazienti in stato vegetativo pur­troppo non ottengono, dati i costi di simili trattamenti. Allo stesso De­fanti la sera dell’emorragia aveva­mo chiesto personalmente come Eluana potesse essere così florida e sana, senza una piaga, e il medico aveva attribuito senza esitazioni il merito «a queste suore che volon­tariamente la assistono con una competenza e abnegazione che io non ho mai visto altrove». E così stridono ancora di più le ul­time dichiarazioni rilasciate ieri se­ra da Beppino al tg del Friuli: «Non perdòno la mancanza di rispetto nei riguardi di Eluana e della mia fa­miglia tutti questi anni. Eluana ha subìto non un accanimento tera­peutico, ma una violenza terapeu­tica: non voleva che nessuno le mettesse le mani addosso e loro lo hanno fatto continuamente per 17 anni». Anche dinanzi a insinuazioni in­giuriose le suore chiedono solo si­lenzio e preghiera, e ancora ieri si preoccupavano per Beppino, l’uo­mo che hanno sempre rispettato al punto da essere state inflessibili guardiane di quella figlia diventata anche loro, al cui capezzale non ac­cedeva nessuno - senza eccezioni ­se non era accompagnato dallo stesso Englaro. Ieri per ultima alla ridda di voci si è aggiunta quella di Marinella Chiri­co, giornalista Rai, che domenica pomeriggio, quando Eluana era già priva di cibo e acqua da tre giorni, proprio da papà Beppino è stata fatta entrare nella stanza della fi­glia assieme al fratello Armando Englaro: «Mi ha chiesto di vederla perché critiche 'ferocissime e cru­deli' mettevano in dubbio il suo stato reale», spiega la collega, che là dentro 'scopre' che Eluana, dopo 17 anni di stato vegetativo, «è irri­conoscibile rispetto alle foto » ( di venti anni prima e di ragazza sana), che è «una donna completamente immobile», che «gli infermieri so­no costretti a girarla ogni due ore», per evitare il decubito (come a Lec­co si è fatto per 15 anni), che solo le orecchie «presentano lesioni» in quanto «unica parte del corpo non tutelabile nemmeno girandola»… C’è da chiedersi come immagina­va che fosse uno stato vegetativo (incontrare questi pazienti è sem­pre una delle esperienze più toc­canti) e se avesse nella sua vita av­vicinato già altri pazienti del gene­re (ma certo non curati come Elua­na). A questo punto, però, di «ferocissi­mo e crudele» c’è solo un terribile sospetto: se davvero una settimana nella casa di riposo di Udine è ba­stata, come dice la Chirico, a fare di Eluana un corpo la cui vista era 'devastante', che cosa le hanno fat­to? Come si distrugge in sette gior­ni un equilibrio stabile da quindi­ci anni? Per Eluana ormai non c’è più nulla da fare, ma a chi di dove­re ora almeno l’obbligo di far e­mergere tutta la verità. Suor Albina, che con suor Rosangela e le altre sorelle ha curato per 15 anni Eluana alla clinica 'Talamoni' di Lecco

Lucia Bellaspiga

Pubblicato da Giulia alle 14:22 | 0 commenti  

Don Aldo Trento restituisce l'onorificenza a Napolitano (dal foglio)

Aldo Trento è dal 1989 uno dei più noti missionari della Fraternità San Carlo Borromeo in Paraguay. Ha sessantadue anni ed è responsabile di una clinica per malati terminali di Asunción. Il 2 giugno scorso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, gli aveva conferito il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella della solidarietà. Ieri Trento ha restituito l’onorificenza a Napolitano a causa della mancata firma del decreto che avrebbe arrestato il protocollo medico per Eluana Englaro. “Come posso io, cittadino italiano, ricevere simile onore quando Lei, con il suo intervento, permette la morte di Eluana, a nome della Repubblica italiana?”. “Ho più di un caso come Eluana Englaro”, racconta Aldo Trento al Foglio. “Penso al piccolo Victor, un bambino in coma, che stringe i pugni, l’unica cosa che facciamo è dargli da mangiare con la sonda. Di fronte a queste situazioni come posso reagire al caso Eluana? Ieri mi portano una ragazza nuda, una prostituta, in coma, scaricata davanti a un ospedale, si chiama Patrizia, ha diciannove anni, l’abbiamo lavata e pulita. E ieri ha iniziato a muovere gli occhi. Celeste ha undici anni, soffre di una leucemia gravissima, non era mai stata curata, me l’hanno portata soltanto per seppellirla. Oggi Celeste cammina. E sorride. Ho portato al cimitero più di seicento di questi malati. Come si può accettare una simile operazione come quella su Eluana? Cristina è una bambina abbandonata in una discarica, è cieca, sorda, trema quando la bacio, vive con una sondina come Eluana. Non reagisce, trema e basta, ma pian piano recupera le facoltà. Sono padrino di decine di questi malati. Non mi interessa la loro pelle putrefatta. Vedesse i miei medici con quale umiltà li curano”. Don Aldo Trento dice di provare un “dolore immenso” per la storia di Eluana Englaro. “E’ come se mi dicessero: ‘Ora ti prendiamo i tuoi figli malati’. Il caso di Udine ha sconvolto tutti, medici e infermieri. L’uomo non si può ridurre a questione chimica. Come può il presidente della Repubblica offrirmi una stella alla solidarietà nel mondo? Così ho preso la stella e l’ho portata all’ambasciata italiana del Paraguay. Qui il razionalismo crolla lasciando spazio al nichilismo. Ci dicono che una donna ancora in vita sarebbe praticamente già morta. Ma allora è assurdo anche il cimitero e il culto dell’immortalità che anima la nostra civiltà”.
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"La vedova Coletta: un sacrificio misterioso che ci fa sperare"

«Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto». Basterebbe la profonda e infinita sapienza del salmista per capire che nulla è senza speranza, e che anche l’umanità più abbandonata e desolata trova accoglienza nelle braccia del Mistero. Ma non sono solo le parole dei salmi a dirci di questa speranza: c’è anche la testimonianza di persone speciali, che in quello che fanno e dicono sanno dare concretezza ed evidenza a tutto questo.Margherita Coletta è una di queste persone. Lei sa cos’è il dolore: un marito ucciso nella strage di Nassiriyah, un figlio morto di leucemia, di cui oggi ricorrerebbe il compleanno. Solo pochi giorni fa, in un’intervista al quotidiano Avvenire, Margherita aveva parlato del proprio rapporto con Eluana, e con il padre Beppino. E degli ultimi, disperati, tentativi di distoglierlo dal suo proposito. Ora, che non rimane più nulla da fare, è il momento di ricordare, e di capire.Margherita, che ricordo le rimane di Eluana?Io non potrò mai dimenticare questo giorno. Non solo per il legame che avevo con Eluana, per tutto l’affetto che mi legava a lei. Ma anche perché domani (oggi, ndr) sarà il compleanno di mio figlio Paolo, morto di leucemia. Quindi questo mio legame con Eluana diventa ancor più grande, e più misterioso. Non so perché mi sia successo questo, e perché le nostre esistenze si siano intrecciate in questo modo. È un grande mistero, che mi segnerà per sempre.Ma cosa rappresenta per tutti noi Eluana, ora che non c’è più?Il problema ora non è più Eluana: lei stava bene prima, nelle condizioni in cui era, e sta bene anche ora, nel luogo in cui adesso si trova. Il vero problema non è lei. Il problema sono quelli che rimangono, e che hanno il peso di questo omicidio che è stato commesso. È stata una cosa disumana, e non riesco a capire come si sia potuto permettere tutto questo. Si sapeva che stava morendo, eppure non si è potuto fare nulla. Siamo dunque in balia di cosa? Chiunque da un giorno all’altro può prendere una decisione così tragica, e nessuno può fare nulla? Ma tanto, dove fallisce la legge degli uomini, non fallisce la legge di Dio.Si è parlato molto, in tutto questo periodo, del rispetto nei confronti del dolore del padre.Il dolore di un padre lo si può capire, perché è comprensibile che di fronte a situazioni così drammatiche si possa perdere il controllo. Ma quello che veramente non riesco a capire è la posizione di quelli che gli sono accanto.Che cosa la ferisce maggiormente?Quello che io intravedo di disumano è che sembra di essere tornati indietro di sessant’anni, a qualcosa di simile all’Olocausto, ma che viene eseguito in maniera più lenta. Sembra cioè che si voglia fare una selezione naturale delle persone: quelle che sono buone le teniamo, quelle che non sono buone le buttiamo via. In un paese come il nostro, che dovrebbe essere un paese civile, questo non dovrebbe accadere. Per questo mi auguro che venga approvato il disegno di legge di cui si discute in questi giorni, e che questo possa non accadere mai piùDopo tanto dolore, come guardare al futuro?Dobbiamo sicuramente continuare a guardare con speranza al futuro. Eluana, pur senza agire e senza dire nulla, ha comunque fatto in modo che cose del genere possano non accadere mai più. Possiamo dire che il suo è stato un vero e proprio sacrificio, che servirà per tutti i casi che sarebbero potuti accadere in futuro, e che invece ora, grazie al suo silenzioso esempio, saranno evitati.Quindi da questa tragedia nasce una speranza?Sì. E speriamo soprattutto che le cose che diciamo possano servire alla gente. Ma una cosa è certa: come ho detto prima, Eluana sta bene.
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"Che spettacolo, il rovesciamento cosmico fatto dal grande Nemico dell’uomo"

Milano.Un bimbo di dieci anni col cuore un po’ in gola ha chiesto a sua mamma: “Ma è stato davvero il papà a volere farla morire?”. Che scandalo per i bambini un mondo dove non si sa più se il bene di papà coincida con la tua vita o con la tua morte, bambino. Il seme inquieto, La dichiarazione, Il Mondo Nuovo. Prendete la cartina dell’Italia e guardatevi, voi siete qui. Siete usciti da uno dei romanzi di Gemma Malley, Anthony Burgess, Aldous Huxely e avete cominciato a vivere come personaggi di questo mondo. E a morire come Eluana Englaro. Credevamo che esistesse un dovere di cronaca, che esistessero i fatti prima delle opinioni, che ci fosse un mondo comune da spartire e, pane al pane, che Eluana Englaro è morta di arresto cardiaco non perché soffriva di cuore, ma perché l’hanno ammazzata (e non facevano meglio a iniettarle del cianuro prima, invece che fare l’autopsia dopo? Che dubbio, il dubbio del giorno dopo? Che autopsia è se l’hanno ammazzata con la stricnina invece che per negazione di una goccia d’acqua?). E invece i recentissimi titoli e commenti dei giornali negano tutto, imbrogliano tutto, sentimentalizzano tutto. Dicono “Eluana è morta”, che “adesso al di là delle opinioni ci vuole una legge”, dicono che bla bla bla. Interessante, non viviamo più nello stesso mondo, ma il mondo va avanti. Che spettacolo. E che ne sai che poi Eluana magari si reincarna in un albero o sarà un tutto con l’energia cosmica? Ma intanto. Cosa ci dice l’omicidio buono? Bè, che è meraviglioso essere uomini e donne, come mi ha segnalato l’amico Giancarlo Cesana, le sole malattie a trasmissione sessuale, mortali al 100 per cento. Che spettacolo. Ieri mattina, attorno alle 11, dopo Rai Uno Mattina. Dopo gli inchini di grave e toccante consenso a una Lidia Ravera di grande rigore morale. “Abbiamo pietà dei nostri cagnolini, quando sono malati li portiamo dal veterinario, un’iniezione e via. Perché non abbiamo questa pietà per gli esseri umani? Ringrazio Beppino Englaro. Mi sono fidata di lui e ho avuto ragione. E’ stata una grande lezione per tutti. Grazie”. Che spettacolo. Dicevo, ieri mattina, attorno alle 11, dopo Rai Uno Mattina, all’angolo del ponte Garibaldi, versante Via Arenula, giaceva sul selciato, immobile, raggomitolato, un uomo. Era morto? Era vivo? Chissà. Due ragazzi parlottavano vicino a lui e anch’io, per dire, l’ho guardato e sono venuto a scrivere questa cosa che la sua presenza sul selciato, il suo silenzio raggomitolato, dopo Rai Uno Mattina, mi ha dettato dentro. Che spettacolo. Il professor Mori è un uomo pio, un po’ spento, ma pio, con l’occhio liquido liquido e il capello dello scienziato esagerato. Diceva Mori, ieri a Rai Uno Mattina, un po’ con l’affanno dello scienziato del Ventesimo secolo che scoprì nelle misure del cranio la superiorità dell’uomo bianco rispetto al negro, che finalmente il generoso e simbolico gesto di Beppino Englaro, la pace naturale raggiunta da Eluana Englaro, dimostrano che questa idea della vita come mistero, questo mistero della vita, “è roba vecchia, roba superata dai progressi scientifici”.Che spettacolo. Lo avevano già appurato Lenin e Hitler, Pol Pot e Mao nello scorso secolo, ma Mori crede di essere arrivato primo, lui e poi anche Beppino, a scoprire che l’uomo, la donna, sono carne inutile. Insomma, l’altra sera, la sera prima di Rai Uno Mattina, il mondo suonava le campane a vita. E Beppino Englaro suggellava la sua carriera di Padre modello (mentre nel mondo comune normale, reale, materiale, ragionevole, insomma, nel mondo dei fatti che era esistito fino alle 20 e 10 di lunedì dell’Anno Domini 2009, sarebbe stato un padre al quale un giudice avrebbe tolto la patria potestà per evidente incapacità di intendere e di volere altro che il proprio dolore e narcisismo da “purosangue” e “somiglia solo a me!” e “adesso non esiste più, per me è morta dal giorno dell’incidente”, come Beppino disse in giro per parecchi anni).Insomma, il fiume Tevere ieri scorreva limaccioso, lambendo gli argini ed esondando proprio nei pressi di quel ponte lì, quello del raggomitolato sul selciato, all’angolo che da su Via Arenula, proprio in faccia l’isola Tiberina. Antico Ospetale, poi Ospedale, edificato col sudore e col sangue di chissà quali alfieri e pezzenti, illustri uomini e puttane (proprio come il Duomo di Milano) per contenere la povera umanità malata, marcia, puzzolente. Epperò amata, curata, guardata, come diceva Teresa di Calcutta, come la carne profumata e bella dei più bei principi e principesse di questo mondo. Questo mondo? Quale mondo? Questo qui, o quello cristiano, il mondo della medicina iniziato con le opere di misericordia, poi spetali, poi ordini ospedalieri, poi Ospedali (“che la medicina è partita così, non per moto scientifico, ma per imitazione di Cristo e partecipazione alle Sue sofferenze partecipando alla sofferenza dell’altro”, sempre Cesana)? E chi se lo ricorda più. Quasi non se ne ricordano più nemmeno gli uomini di chiesa (e infatti per il vescovo emerito di Foggia e la scuola cristiana di don Verzè tutto è bene quel che, come nel caso Eluana, finisce bene). Ma insomma, che spettacolo. E’ finita la civiltà cristiana e non l’ha battuta il turco, non l’ha battuta Bin Laden, non l’ha battuta il minareto che avanza da Amsterdam a Sarajevo. L’ha battuta un omino tranquillamente sconvolto. L’ha battuta uno così tenacemente fuori sé dal dolore, che come potevamo non dargli ragione, mentirgli e mentirci tutti insieme, appassionatamente, dicendo anche noi, tutti in coro, che sì, Eluana è morta 17 anni fa, che la carità delle suore non meritava libertà, che adesso noi l’abbiamo finalmente liberata dalla non vita? Che spettacolo.La figlia secondogenita di una mia amica, ragazzina che scorreva limpida e serena fino a questa età terribile e mostruosa che sono i tredici anni (quando sei ancora un po’ bambina e un po’ col primo mestruo si affaccia l’inquietudine delle grandi domande), chissà cosa gli rimuginava dentro, chissà cosa ha sentito la sera prima di Rai Uno Mattina sentendo di quella morte lì e vedendo tutto il Nuovo Mondo, lì, ad applaudire. Cazzo, fatto sta, che questa tredicenne la mattina si è alzata, non ha detto niente, un gran mal di stomaco, nausea forte. E ha vomitato come se stesse vomitando tutto il mondo. Avrà sentito in giro nell’aria che come c’è una data alla fine dell’impero romano e poi a quello bizantino, c’è una data della fine della civiltà cristiana? Chissà.Che spettacolo. Che si fa? Non lo so, ma ci sono piccina mia, io ci sono. E ci sono gli amici e Giuliano. Però, che spettacolo questo rovesciamento cosmico, questa rivoluzione del mondo, questo sigillo posto lunedì 9 febbraio 2009, ore 20 e 10, dal grande Nemico dell’uomo. Cristo in croce fu abbandonato dal Padre, Eluana mai un Minuto.

Luigi Amicone
11 febbraio 09
Pubblicato da Giulia alle 12:30 | 0 commenti  
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